:sondaggio:

settembre 27, 2008

Stamattina non ho davvero nulla di meglio da fare che partecipare a questo sondaggio preso paro paro dal blog di simplyandy

SCUOLA

> Il voto più alto che hai preso: 10
> Il voto più basso che hai preso: 3— in stenografia
> Ti hanno mai sbattuto fuori dalla classe: no
Sei mai stata/o in presidenza?: no
> Sei mai stata/o sospesa/o?: no
> Hai mai preso note? si, alle elementari
> Hai mai fugato(bigiato, marinato..): certo! Prima “facevo sega” a scuola poi telefonavo a mamma e tornavo a casa o uscivo con i miei compagni.
> Materia preferita?: informatica
> Prof Simpatico? esistono prof simpatici?? si, esistono, i miei prof alle superiori erano quasi tutti simpatici, in particolare dal 3 anno in poi quella di lettere, di informatica, di inglese, il prof di matematica…
> A che ora ti alzi? tra le 5 e le 7
> Favorevole all’aborto? non si tratta di essere favorevoli, l’aborto è una realtà, un compagno di vita, un amico, l’aborto è autodeterminazione…
> Hai un animale? uno, una volta, per due settimane, cinque anni fa. Mi manca ancora…
> Sei figlio unico? Ho un fratello.
> Hai un calendario? in ufficio, sul palmare, sul computer di sistema e quello di outlook… ma li guardo raramente.
> Com’è il tuo pigiama? azzurro e blu
> Porti cappelli? no, in passato però ne portavo uno spettacolare (A Montevarchi dovrebbero ricordarselo)
> Hai un balcone in camera? si
> Le scarpe che hai messo Oggi? da pigro, con elastici al posto dei lacci
> Vuoi sposarti? No, mi basta questa volta
> Vai d’accordo con i tuoi genitori? direi di si
> Hai mai desiderato avere un altro nome? Che scherzi? chi vorrebbe mai chiamarsi Alfonso (con tutte le rime che ne derivano)?
> Il tuo primo pensiero quando ti svegli? un caffellatte caldo caldo
> Adidas o Nike? Nike
> Cioccolato o vaniglia? cioccolato
> colori? Rosso con una punta di Arancione, diciamo #FF2200
> Estate o inverno? Estate
> Tinto i capelli? no
> Preso l’aereo? si
> Detto ad un/a ragazzo/a che ti piaceva? si
> Chiamato il tuo ex dicendogli/le che ti manca: si
> Pianto durante un film? m’è capitato, un paio di volte.
> Mai pensato che il personaggio di un cartone fosse bello? avoja! Da giovine, basti pensare a una Lamù piuttosto che a una Fujiko…
> Preso una cotta per un insegnante? si si…
> Ricevuto tante di quelle botte da perdere i sensi: no
> Età in cui speri di sposarti: l’ideale sarebbe davvero 22-23…
> Quanti figli vorresti? MINIMO tre
> Come vuoi morire? Tra una quindicina d’anni, d’infarto, mentre annaffio le piante in giardino, mi sdraio e via…
> Cosa vuoi fare da grande? sono già grande e purtroppo non faccio l’astronauta.
> Odi qualcuno? no no, l’odio è futile…

> NELLE ULTIME 24 ORE HAI

> Pianto? No
> Messo dei jeans? si
> Incontrato qualcuno? si
> Abbracciato qualcuno? si
> Detto una bugia? si, al lavoro

> CREDI

> In te stesso: l’unico e il solo
> Nei tuoi amici? si
> in Babbo Natale? ovviamente si, tutti dovrebbero!
> Nella fatina dei denti? no, è un’invenzione americana (i film horror)
> Negli angeli? Se con angeli si intende neonati, ovviamente si, se si intendono mammiferi alati che appaiono e scompaiono, annunciano e prevedono allora la risposta è no: ma il concetto di angelo è interessante
> Nei fantasmi? si, e un giorno li vedrò, il tempo di rimediare qualche funghetto…
> In Dio: Non scherziamo.

> FOSSI. . .

> un numero: 8
> un animale: una nutria obesa
> una canzone: learning to live
> uno sport: la pesca
> un personaggio famoso: Amanda Lear
> un cartone animato: Doraemon
> un oggetto: un posacenere
> giorno della settimana: Lunedì
> un mese: Giugno
> un gelato: Cono caffè nocciola e un gusto a scelta tra limone, pistacchio, crema. Con panna
> una macchina: pandino
> un libro: il signore degli anelli (grosso, noioso, pieno di descrizioni inutili)
> un fiore: girasole
> un piatto di pasta: Gnocchi al ragù


:riso, risaie, come me viè da ride…:

settembre 22, 2008

Il buon Pino mi ha mandato una foto che voglio condividere con tutti voi presenti in questa scarna porzione di blogosfera:

La foto ritrae una delle carte che si trovano oggigiorno negli ovetti della Kinder per pubblicizzare i simpaticissimi personaggi di Kung Fu Panda. E’ sfocata perché ripresa da vicino, ma sulla sinistra possiamo notare degli ideogrammi mentre, nell’angolo in basso, si legge quanto segue:

Si legge: xiao
Significa: sorriso

… Ecco quindi i punti fallaci della carta in questione:
E’ giusto scrivere xiao usando la “x” ma bisognerebbe che tutti sapessero che la pronuncia di “xi” è una cosa simile alla nostra “sci”;
E’ sbagliato scrivere solo xiao, dal momento che il cinese ha i toni. Se volessimo rappresentare i toni con gli accenti che aprono o chiudono le nostre vocali (dal momento che l’utenza del prodotto dovrebbe essere quantomeno appartenente alla fascia dei minorenni) e cercando con la fantasia di accostare il quarto tono con l’accento che per noi apre la vocale, si sarebbe potuto scrivere “xiào”. Si parte cioè “alti” per arrivare velocemente in basso. Senza accento, xiao mantiene il primo tono e non significa più “sorriso”. Si sa infatti che cambiando il tono si cambia il significato: xiao3 ad esempio significa “piccolo”, mentre con gli altri toni di xiao ci si compongono parole quali notizie, sbucciare, vendere, urlare, ladro… Quindi c’è scritto xiao, ma è da intendersi xiao4, che corrisponde al verbo “sorridere”.
Ma è sbagliato scrivere unicamente xiao4, così com’è sbagliato scrivere xiao, visto che che i segni sulla card sono VISIBILMENTE DUE. Essi sono xiao4 (“sorridere”) e sheng (“suono”) niente numero per sheng perché è primo tono e non si indica:

xiao4 sheng = il suono del sorriso


:requisiti:

settembre 17, 2008

Dal sito del Comune di Roma

Quali sono i requisiti per avere l’assegno di maternità?

  1. La richiesta deve essere presentata dalle donne residenti a Roma, cittadine italiane o comunitarie o extracomunitarie in possesso di carta di soggiorno (con l’ingresso nella Comunità Europea dei nuovi paesi : CIPRO, ESTONIA, LETTONIA, LITUANIA, MALTA, POLONIA, REPUBBLICA CECA, REPUBBLICA SLOVACCA, SLOVENIA, UNGHERIA, i cittadini dei suddetti paesi potranno presentare la richiesta senza carta di soggiorno solo per i parti che avverranno dopo il 1° maggio 2004) che hanno partorito o hanno adottato o ricevuto in affidamento preadottivo un bambino e che sono in possesso dei seguenti requisiti:
  2. non avere copertura previdenziale (quindi essere casalinghe o disoccupate), oppure avere una copertura previdenziale inferiore 278,35, in questo caso l’importo dell’assegno sarà corrispondente alla differenza fino a raggiungere € 278,35;
  3. non beneficiare dell’assegno di maternità di competenza dell’INPS con riferimento ai parti, alle adozioni o agli affidamenti pre-adottivi intervenuti successivamente al 1° luglio 2000 in base alla legge 488/99;
  4. essere in possesso di risorse economiche familiari, calcolate in base all’indicatore della situazione economica (ISE) non superiori a € 29.016,13

Lascia che te lo dica adesso, Comune di Roma: SO PASSATI PIU’ DE SEI MESI DA QUANNO AMO FATTO ADOMANNA: NUN TE METTE A MBASTI’ FREGNACCE EH?


:mac, iphoto, storage, time machine:

settembre 15, 2008

E’ già un mese che sono paranoico: l’hard disk contenente gli ultimi 9 anni di foto e video si è “sdraiato”, rompendosi per sempre. I dati irrecuperabili. I backup su dvd si leggono (a volte danno errore di ridondanza del disco) ma arrivano a agosto 2006. Su pasife.net ci sono tutte le foto, ma sono 800×600 ed i video sono molto compressi. Nel frattempo di passa al Mac, si compra un altro hard disk… ed iniziano i drammi! Si, perché il materiale recuperato dai dvd e dai vari piccoli hard disk non deve andare perduto. Ed ecco le risorse a mia disposizione:

C’è il Leopard che ha questo sistema chiamato Time Machine, il quale consente di effettuare backup incrementali su un hard disk esterno dei files ogni volta che vengono utilizzati. Interfaccia molto cool ma a “rischio pattùme” visto che ci sono almeno 200 giga di materiale videofotografico. In più, un hard disk dedicato alla Time Machine ha dei parametri ben precisi circa i permessi di accesso come vedremo in seguito.

Poi c’è iPhoto, che consente di tenere i files nelle librerie, copiando fisicamente le foto ed i video (MA solo quelli che riuscirà a riprodurre, come JPG e MOV. Quindi ad esempio gli AVI devono essere convertiti in MOV, ivi incluse le acquisizioni da MiniDV precedentemente create con Windows grazie alla scheda di acquisizione digitale della Pinnacle);

Infine c’è un hard disk da 500 giga per effettuare i “backup della nonna”, cioè da collegare al computer di quando in quando e copiarci dentro le ultime foto prese, così da costituire una specie di “cassaforte di silicio” ed un un hard disk da 750 giga, collegato sempre al Mac, che contiene tutte le foto per esigenze quotidiane (sai, per guardare vecchie foto per esempio di quando si era giovani e magri, per un vecchio video…) e TENDENZIALMENTE dovrebbe contenere anche altri files, documenti, progetti un po’ come uno storage. In effetti sarebbe buono, visto che lo spazio c’è, utilizzarlo ANCHE come Time Machine…
Ah, dimenticavo, ci sono ALMENO due utenti sul Mac che tra qualche anno (appena Martina crescerà abbastanza da tenere un mouse senza mangiarlo, tirarlo, scagliarlo sul pavimento) diventeranno tre. Con esigenza di avere i propri programmi configurati come si vuole e di avere accesso.

Questo è quello che c’è. Ecco invece le problematiche:
1) iPhoto può copiare (o non copiare) i files nelle proprie librerie ma, se per esempio devo spedire via msn una foto a qualcuno, devo aprire il file della libreria, navigare fino alla foto che cerco, copiarla fuori e spedirla (sennò l’interfaccia del file system per msn non mi consente di entrare nel file della libreria).
Se non metto le foto nella libreria, d’altro canto, l’aggiunta dei link alla libreria di iphoto non avviene nel modo semplice (collego la memory card e clicco su “importa tutto”) ma si dovranno prima copiare i files su una cartella, poi aggiungere la cartella alla libreria.
2) La Time Machine esige un hard disk dedicato e con permessi specifici e, ad oggi (parola del “messo” Apple) l’unico modo affinché due utenti dello stesso computer possano aprire e modificare senza problemi una libreria iphoto, il file della libreria deve risiedere in un hard disk esterno (OD in un’immagine disco, come spiegato qui) con un check su “ignora la proprietà su questo volume”. Tale opzione, in un hard disk preposto alla Time Machine (che da colore giallo diventa verde), non appare più. L’unica soluzione plausibile dunque consisterebbe nel creare un’immagine disco da montare all’avvio del computer (icona di colore bianco) su tutti gli utenti e contenente una megalibreria di iphoto (oppure una serie di librerie). Qui ci sarebbe un ulteriore problema, relativo alle foto da aggiungere: Cosa succede se si supera il limite di spazio dell’immagine disco? Si può fare un’immagine disco di grandezza “variabile”?

Un po’ di spazio, facciamo chiarezza: aver perso in modo stupido tutto il contenuto dell’hard disk è stata una botta clamorosa, di quelle che non te ne fai una ragione. Vabeh, the show must go on ed ora vale la pena rimettersi in piedi: gli eventi capitano, le foto hanno ricominciato a moltiplicarsi, ed ovviamente vorrei evitarmi un’altra situazione del genere l’ideale sarebbe utilizzare iPhoto per gestire immagini e video, utilizzare Time Machine per la questione delle versioni, avere una parte dell’hard disk da usare come Storage e mantenere l’hard disk “della nonna”. E’ ovvio che, con un altro hard disk, potrei utilizzarne uno come storage, uno come time machine e quello della nonna resta della nonna… Però sono sempre decine e decine di euro che si spendono e mi fa strano che non ci sia una soluzione che abbracci tutte le necessità.

E voi? Come vi regolate con le vostre foto?


:decisioni, scelte, opzioni:

settembre 5, 2008

Chiacchierando con il buon Stefano e il buon Alessandro è emerso il discorso delle “scelte”. C’era chi diceva che c’è una scelta precisa dietro ad ogni azione. Esempio: a una cena tra amici o colleghi di lavoro a un certo punto si chiede chi vuole il grappino e coloro che rispondono “scelgono” di prendere il grappino. Poi, quando arriva il grappino e subito dopo il brindisi, uno degli astanti esegue una calata come nei peggiori bar di Caracas. A seguirlo, uno dopo l’altro, le persone che hanno “scelto” di bere il grappino alla calata. Ad una obiezione di qualcuno circa la perdita del proprio autocontrollo, l’avido bevitore di grappa (colui che per primo ha calato) risponde che “è una libera scelta, nessuno ha obbligato nessuno”.

Queste secondo me però non sono “scelte”. Anzi, ho estremizzato, in realtà lo spazio di scelta non esiste neppure. Si “sceglie”, ma in realtà senza una decisione vera e propria. Non c’è una verità ragionata dietro al fatto che uno di noi trangugia un bel bicchiere di Candolini e uno dopo l’altro gli andiamo tutti dietro. Non decido di calarmi un grappino, la mia “decisione” (se c’è stata, perché guardando l’evento “cena” da un punto di vista ancora più distante si potrebbe dire che…) si è fermata al cenare tutti insieme. Per chi pensasse che sia un metodo per giustificarsi: ovviamente solo un bimbo può arrivare dire “sono ubriaco ma è colpa sua che ha cominciato”; che tu abbia scelto o meno (e secondo me non lo hai fatto) la responsabilità di quello che fai è comunque tua.

Mi accorgo che il discorso si fa contorto, sono stato chiaro? Secondo me non c’è scelta. C’è solo una rosa di opzioni, dettate dal vento e dalle leggi che governano le particelle elementari, e l’unica volontà possibile per me è quella di mettermici di schiena e spiegare le vele. Nessuno decide per me, posso sicuramente bere solo un sorso di grappa. Ma, sempre, non è altro che un’opzione tra le disponibili.

Ora, nel momento in cui abbiamo fatto questo discorso, il termine “opzione” non mi era proprio venuto in mente. Per cui bisognerebbe rileggere i due capoversi precedenti sostituendo “scelta” con “decisione” ed “opzione” con “scelta”.
Quindi, sul momento, mi sono sentito dire “tu sei un deficiente!”, ovviamente col massimo rispetto possibile per il momento (e per la frase). Oggi, che parlando con Stefano, gli ho confidato di aver trovato “opzione”, lui non mi ha rivolto nessuna imprecazione e anzi, pare aver compreso l’idea che volevo esprimere giorni prima…

Ma, come un eco portata dal vento, si poteva sentire ancora la voce di Alessandro…

PS: Non vediamolo come un argomento a favore del “destino scritto” per cortesia, voleva essere uno spunto di riflessione per chi crede di essere dove le sue ponderate decisioni lo/la hanno portato/a.


:il visto sulla fiducia:

marzo 5, 2008

Velocemente:

  • Martina è taiwanese ed italiana;
  • Martina non è registrata negli archivi anagrafici di Taiwan;
  • Martina, a fine marzo, deve andare a Taiwan insieme a mamma Yi-Yi e ivi soggiornare per DUE mesi;
  • mamma Yi-Yi è taiwanese residente in Italia;
  • Martina è nata a dicembre ed ha diritto al passaporto italiano e taiwanese;
  • Martina, per partire, deve disporre di un documento che si ottiene rapidamente e che si chiama LASCIAPASSARE;
  • il lasciapassare dev’essere inscritto del passaporto del genitore;
  • il passaporto del genitore dev’essere italiano;
  • mamma Yiyi ha solo il passaporto di taiwanese;
  • Per avere il passaporto taiwanese, tra le altre cose, Martina deve avere prima il passaporto italiano;
  • Per avere il passaporto taiwanese, tra le altre cose, Martina deve ottenere una copia dell’estratto di nascita;
  • Per avere l’estratto di nascita, bisogna aspettare tantissimo (si parla di mesi);
  • Martina però può partire da italiana, con il passaporto italiano;
  • Il passaporto italiano si ottiene in venti giorni (previa realizzazione di fototessere, compilazione domande, acquisto marca da bollo);
  • Martina, per soggiornare a Taiwan più a lungo di un mese, come qualsiasi italiano deve avere il VISTO nel proprio passaporto italiano;
  • Martina, per avere il visto, deve presentare all’ufficio di promozione economica di Taipei una copia tradotta in cinese del certificato di matrimonio dei suoi genitori;
  • Per tradurre il certificato di matrimonio, occorre averne uno in italiano timbrato e legalizzato dalla Prefettura di Roma;
  • Per timbrare il certificato, la Prefettura ha bisogno di un certificato di matrimonio in corso di validità (in quanto il suddetto ha una validità di sei mesi);
  • Per ottenere copia valida del certificato di matrimonio, bisogna fare domanda al municipio di residenza.

… mi so perso… in ogni caso la sequenza dovrebbe essere:

  1. Questura (domanda passaporto)
  2. Questura (ritiro passaporto)
  3. Municipio (domanda certificato di matrimonio)
  4. Prefettura (legalizzazione certificato del matrimonio)
  5. Casa (traduzione)
  6. Consolato (presentazione documenti)

Noi siamo alla fine del secondo step. E’ bello vivere in un posto dove devi confermare ogni giorno chi sei. E questo è niente. Scriverò presto delle nostre vicende burocratiche, saranno esilaranti.


:sorella acqua:

gennaio 28, 2008

Occhio che questa è un po’ tosta da digerire eh. Non per chi ha passato un po’ di tempo leggendo la rivista musicale New Age. Negli anni ’90 ho letto qualche articolo qua e la perché c’era Gianni che le comprava (per il cd allegato). E lì effettivamente ne scrivevano di cotte e di crude.
In sostanza la questione è questa: il suono è movimento, il movimento è suono, tutto ciò che si muove è musica e la musica muove l’esistente.

OOOOMMMMMMMMMMMMM….

Niente di nuovo, queste sono cose che si sanno. Quello di cui scrivo oggi è l’esperimento del signor Masaru Emoto, scienziato e ricercatore giapponese.

Vale la pena guardarlo in faccia, perché ci dice molto più di quello che possono gli studi che ha effettuato. Questo NON E’ il classico sguardo giapponoesoide che i manga erroneamente ci propongono. Quest’uomo sta FATTISSIMO! vedi com’è saturo di energie cosmiche e stringhe multidimensionali? Ciò che più conta, comunque è il messaggio che ci trasmette.

Masarino ha infatti detto (in soldoni): il suono è vibrazione, quindi se io parlo ad una bottiglia d’acqua e poi la congelo e la esamino al microscopio, le formazioni cristalline possono riflettere il momento congelato, quindi collegato alla musica “ascoltata” dall’acqua.

Le formazioni cristalline dell’acqua esposta alle vibrazioni della musica, delle parole, delle scritte nelle etichette delle bottiglie, sono di volta in volta diverse e rappresentano ciascuno un messaggio di ritorno diverso a seconda del tipo di messaggio affidatogli. Se la musica ha dei toni e delle armonie che ispirano benevolenza e fiducia, le formazioni cristalline saranno armoniche, in caso contrario saranno asimmetriche e (diciamolo chiaramente) più bruttine a vedersi.

Chi ricorda il film Ghostbusters 2? Nel film, mettevano la melma rossastra in un tostapane, poi facevano partire la musica ed il tostapane iniziava a ballare. Lo insultavano caricandolo di energia negativa ed il liquido si espandeva
Più o meno per l’acqua è lo stesso. Solo che qui l’acqua non aggredisce nessuno e non facilita il ritorno di “Vigo la sporcacciona” come rappresentazione del male, ma al contrario ci mostra (qualora ce ne fosse bisogno) il proprio stato d’animo in un dialogo uomo-acqua e quindi, esotericamente parlando, il dialogo tra l’uomo e le energie sottili.

Riporto qui un po’ di frasi prese in giro per i blog e dal suo sito:

“L’acqua è come un nastro magnetico liquido in grado di registrare in modo molto sensibile le informazioni energetiche che riceve dall’ambiente”

“La Terra, chiamata anche il Pianeta d’Acqua, è coperta per il 70% della sua superficie di acqua, la stessa proporzione presente in un corpo umano. Ogni cristallo d’acqua porta in sé un’informazione. Più precisamente, la geometria del cristallo è l’informazione stessa che si cristallizza. L’acqua, attraverso la creazione e la contemplazione dei suoi cristalli, rende possibile un dialogo con l’uomo, elevando la sua consapevolezza.”

Di seguito, lo slideshow preso da e-hado

Al di là dei significati, le foto dei cristalli al microscopio semplicemente “mi mettono bene”, le trovo bellissime e spero un giorno di riuscire a farne anch’io.

Qui c’è il PDF in inglese per bimbi contenente i risultati degli esperimenti. Su thank-water ci sono invece i resoconti degli esperimenti.

I programmatori come me hanno (tutti) accanto al pc una bottiglia d’acqua. Mi raccomando trattatela bene. E, se il dottor Emoto non è quel tossicone convinto che sembra, trattatevi bene gli uni gli altri. Che siete d’acqua anche voi ed ogni goccia del vostro essere riflette gli umori di chi vi circonda.

Buon lunedì

[edit] Oh, per inciso, lo slideshow è molto valido, vero? si trova sul sito slideshowpro.net però è a pagamento.


:pietro EXV [CCLXV]:

gennaio 17, 2008

“Se la Sapienza chiama il Papa e lascia a casa Mussi”
14 novembre del 2007

di Marcello Cini


Signor Rettore, apprendo da una nota del primo novembre dell’agenzia di stampa Apcom che recita: «è cambiato il programma dell’inaugurazione del 705esìmo Anno Accademico dell’università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi a ascoltare la Lectio Magistralis di papa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell’Università Fabio Mussi invece non ci sarà più».

Come professore emerito dell’università La Sapienza – ricorrono proprio in questi giorni cinquanta anni dalla mia chiamata a far parte della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali su proposta dei fisici Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini e Enrico Persico – non posso non esprimere pubblicamente la mia indignazione per la Sua proposta, comunicata al Senato accademico il 23 ottobre, goffamente riparata successivamente con una toppa che cerca di nascondere il buco e al tempo stesso ne mantiene sostanzialmente l’obiettivo politico e mediatico.

Non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico. Un cattolico democratico – rappresentato per tutti dall’esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica – non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull’incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università – da più 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza dalla Sua iniziativa.

Sul piano formale, prima di tutto. Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c’è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali. Ignoro lo statuto dell’università di Ratisbona dove il professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla quale mi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parte esclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioni universitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell’ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis tenuta in una università della Repubblica italiana. Soprattutto se si tiene conto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo ufficio, a una spartizione di sfere di competenza tra l’Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico de La Sapienza sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più.

Sul piano sostanziale poi le implicazioni sarebbero state ancor più devastanti. Consideriamole partendo proprio dal testo della lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona, dalla quale presumibilmente non si sarebbe molto discostata quella di Roma. In essa viene spiegato chiaramente che la linea politica del papato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più: «Nel profondo.., si tratta – cito testualmente – dell’incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall’infima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire “con il logos” è contrario alla natura di Dio».

Non insisto sulla pericolosità di questo programma dal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazione sollevata nel mondo islamico dall’accenno alla differenza che ci sarebbe tra il Dio cristiano e Allah – attribuita alla supposta razionalità del primo in confronto all’imprevedibile irrazionalità del secondo – che sarebbe a sua volta all’origine della mitezza dei cristiani e della violenza degli islamici. Ci vuole un bel coraggio sostenere questa tesi e nascondere sotto lo zerbino le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell’Inquisizione che i cristiani hanno regalato al mondo. Qui mi interessa, però, il fatto che da questo incontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propria delle scienze naturali – conclude infatti il papa – con l’intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda {sui perché di questo dato di fatto) esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare – alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l’ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell’umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccetabile del nostro ascoltare e rispondere».

Al di là di queste circonlocuzioni (i corsivi sono miei) il disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l’ex capo del Sant’uffizio non ha dimenticato il compito che tradizionalmente a esso compete. Che è sempre stato e continua a essere l’espropriazione della sfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delle emozioni di ogni essere umano da parte di una istituzione che rivendica l’esclusività della mediazione fra l’umano e il divino. Un’appropriazione che ignora e svilisce le innumerevoli differenti forme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicata senza rispetto per la dignità personale e l’integrità morale di ogni individuo.

Ha tuttavia cambiato strategia. Non potendo più usare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l’effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l’appoggio esplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligente se non il tentativo – condotto tra l’altro attraverso una maldestra negazione dell’evidenza storica, un volgare stravolgimento dei contenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati e il vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell’avversario – di ricondurre la scienza sotto la pseudo-razionalità dei dogmi della religione? E come avrebbero dovuto reagire i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria danwiniana dell’evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva?

Non desco a capire, quindi, le motivazioni della Sua proposta tanto improvvida e lesiva dell’immagine de La Sapienza nel mondo. Il risultato della Sua iniziativa, anche nella forma edulcorata della visita del papa (con «un saluto alla comunità universitaria») subito dopo una inaugurazione inevitabilmente clandestina, sarà comunque che i giornali del giorno dopo titoleranno (non si può pretendere che vadano tanto per il sottile): «Il Papa inaugura l’Anno Accademico dell’Università La Sapienza».

Congratulazioni, signor Rettore. Il Suo ritratto resterà accanto a quelli dei Suoi predecessori come. simbolo dell’autonomia, della cultura e del progresso delle scienze.


Ma il Papa (lo ricordiamo?, perché a questo punto il titolo del post è finito fuori dalla portata visiva, prima di essere “Benedetto XVI” dovrebbe quantomeno essere “Pietro CCLXV”) deve andare per forza ad inaugurare l’anno accademico dell’Università? O forse crediamo veramente che uno sparuto gruppo di docenti si sia svegliato una mattina ed abbia deciso di scrivere una lettera aperta che è principalmente una CONFERMA DI QUELLA DI CINI (ma condendola con UN PICCOLISSIMO DETTAGLIO: quel DAVVERO INFELICE collegamento) per poi usarla come motivazione per non volere il pontefice nella città universitaria?
Giornali e giornalisti pensano veramente che noi siamo così creduloni. Hanno ragione di credere una cosa del genere?

Sono d’accordo, il punto non è se Pietro CCLXV voglia o meno andare a parlare all’università, quanto piuttosto perché è stato invitato dal Magnifico Rettore, dal momento che i suoi sottoposti si sono mostrati un cicinino in controtendenza. Possibile che il Magnifico (mi ricorda il nome di un gelato) abbia il potere di invitare chi vuole senza consultare nessuno dei suoi sottoposti? Non dico gli studenti, ma almeno i loro rappresentanti…

Mi ricordo i collettivi interni alle facoltà (in particolar modo di Scienze Politiche e Lettere. Erano i tempi dell’omicidio di Marta Russo. Anni distanti da oggi ma li immagino ancora pieni di voglia di autodeterminazione) e so per certo che non si è formato uno pseudo-collettivo composto da studenti e docenti. E soprattutto sono certo che la loro (per dirlo in stile giornalistico) “rappresaglia” non si basa sugli argomenti riportati dalla stampa.


:xmas:

dicembre 24, 2007

Sta per finire l’offerta di ElfYourself, quindi…

B U O N   N A T A L E
E
F E L I C E
A N N O   N U O V O! ! !

da Martina, Alfonso e Yi-Yi


:martina, sofia:

dicembre 17, 2007

La domenica è iniziata presto, con la rottura delle acque. Seguita dal viaggio fino al gemelli. Seguito dal travaglio (abbastanza doloroso) fino al pomeriggio. Seguito dall’anestesia e dal proseguimento del travaglio fino alla tarda serata. E solo verso l’una di notte l’ostetrica (la signora Chen) si è “apparecchiata” per prendere la creatura.

Primo: l’idea che ti danno (a te marito che vuoi stare accanto alla tua consorte nel fatidico momento) al corso preparto è FALSA. Non è vero che non si vede nulla, ANZI! Si vede tutto. Molto dipende dalla posizione che la puerpera sceglie per partorire. Ma in generale si vede tutto, garantito. E soprattutto, vedere la propria donna soffrire, per giusta che sia la causa, è uno spettacolo che davvero si augura a pochi.

Secondo: l’analgesia epidurale a volte ha come controindicazione l’allungamento del travaglio. Le contrazioni si sparpagliano nel chilometrico stampato del monitoraggio, e la gestante (quando si è al momento fatidico) a malapena le riconosce.

Terzo: forse senza l’intervento farmacologico il dolore del parto è insopportabile. Ma con il doppio intervento farmacologico che ho visto io, ASSICURO che è tutt’altro che una passeggiata!

Quarto: quando la vedi venire fuori, lanugginosa e sofferente, succede in fretta ma è un momento che non ti fa vedere tutto il resto. Io ho dimenticato mia moglie e i dottori che si sono curati di lei dopo la nascita della piccola, e tutta una serie di particolari che non sto a dire ma chi ha assistito a un parto non potrà mai dimenticare.

Quinto: che poi è quello che resta. I momenti felici, l’inizio di una nuova vita.

Ben arrivata Martina!


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